2 3 Gennaio 1945

Tutto ciò che ronza in testa a un arsciunèise o a chi tale non è, ma ugualmente considera Rsciugni..

Moderatore: Moderatori

Re: 2 3 Gennaio 1945

Messaggiodi biancalana il mercoledì 13 gennaio 2010 14:02

Ritengo che nessuno possa pensare che un episodio cambi il significato della guerra e quindi lasciatemi dire che non vedo tutta questa necessità di precisazioni e di "distinguo" , (anche il fatto che le formazioni partigiane erano autocostituitesi ed a volte poco organizzate ) come se si dovesse giustificare qualcosa.
Questo solo perchè vi è una versione che riferisce che un partigiano sparò addosso ai tedeschi di soppiatto ? E se anche fosse , cambia qualcosa ? Dire di no. E se per assurdo vi fosse stato un agguato e qualcuno avesse sparato alle spalle ai soldati cambierebbe qualcosa ? Ugualmente no. Quella era - ed è- la guerra. E poi oltretutto non è stato quello l'atto scatenante dell'incendio che si commemora ma lo è stato lo scoppio del mortaio e la morte dei due soldati tedeschi .
Diciamo che probabilmente - mi sto facendo questa idea - dopo il 25 aprile si è portata avanti una versione "ufficiale" della verità depurata da ogni possibile ombra e questo è più che comprensibile pensando al clima sociale di quei tempi.

Io ritengo invece la versione che ho riportato molto credibile : innanzitutto perchè mi è stato riferito con dovizia di particolari da un "sedicente" testimone oculare senza particolari inclinazioni politiche , ad esempio mi è stato anche riferito il nominativo della persona - che immagino defunta da lustri - che dalla finestra avvisò i partigiani della presenza dei tedeschi in piazza . E poi l'irrazionale azione del giovane partigiano spavaldo che va in avanscoperta spiega la sparatoria e la caccia all'uomo effettuata in piazza dai tedeschi che vistosi sparare addosso all'interno del paese si sono sentiti attirati in trappola dai paesani e forse dal commissario stesso. Sulla sparatoria in piazza tutti concordano e questo male si concilia invece un con incontro fortuito come sostenuto dalle versioni ufficiali (che sarebbe forse potuto avvenire fuori paese , nei campi o nei boschi) a meno che per incontro fortuito in fondo non si voglia dire proprio questo . Mi manca soprattutto la descrizione precisa dell'"ingaggio" nell'altra versione , alla quale però aderisco volentieri se emergono valide argomentazioni al di la di quelle ideologiche, che pure potrei condividere. E poi in ultima analisi rimane da spiegare perchè, se non fosse vera, qualcuno si sia inventato la versione del partigiano solitario e questa si sia diffusa e venga affermata ancora adesso.
Ripeto, faccio tutte speculazioni per amore della verità e dell'analisi . Come ho detto non cambia nulla di sostanziale, ma quanto meno nell'ottica del topic tengono vivo il ricordo e portano alla luce materiale storico .
Suma dliscì scemi ma dliscì scemi che se fuma na gara d'scemi rivuma sgundi .
Avatar utente
biancalana
Super Utente
Super Utente
 
Messaggi: 1195
Iscritto il: giovedì 08 marzo 2007 10:16
Località: Rsciugni

Re: 2 3 Gennaio 1945

Messaggiodi Gamba il giovedì 14 gennaio 2010 18:36

faccio i distinguo memore di una vecchia polemica che imperversò anni fa sul "Gazzettino di Rossiglione" con strascichi anche in consiglio comunale, per il resto non saprei veramente dire quale sia la verità. Non credo, comunque, la troverei folle e priva di senso, in un'imboscata premeditata, nel senso che i partigiani siano scesi appositamente dai monti per un'azione di guerra, anche perché non ci sarebbero stati i tempi per organizzarla, ma è solo un parere mio personale
Non sia dato per carità ciò che è dovuto per giustizia (Concilio Vaticano II)
Avatar utente
Gamba
Utente registrato
Utente registrato
 
Messaggi: 485
Iscritto il: lunedì 16 aprile 2007 20:43
Località: medio berlino

Re: 2 3 Gennaio 1945

Messaggiodi caspiterina il giovedì 14 gennaio 2010 20:47

non arriveremo mai alla verità storica , io di versioni ne ho sentite parecchie ma un dato è certo si è trattato di un episodio doloroso che ha segnato la vita della nostra comunità. E forse la causa è stata davvero la paura , quella dei partigiani e quella dei tedeschi , in fondo tutti giovani che nella vita avrebbero fatto qualsiasi altra cosa tranne la guerra. ,ma purtroppo la storia non insegna mai nulla. Credo che in fondo sia questo il volare e il significato vero di certe ricorrenze. sperare che siano un monito, che per un secondo solo un secondo le persone pensino all'assurdità della guerra . nessuno ha mai vinto una guerra, continuiamo tutti a perdere
caspiterina
Utente registrato
Utente registrato
 
Messaggi: 173
Iscritto il: martedì 08 settembre 2009 14:44

Re: 2 3 Gennaio 1945

Messaggiodi biancalana il giovedì 14 gennaio 2010 21:23

Gamba ha scritto:una vecchia polemica che imperversò anni fa sul "Gazzettino di Rossiglione" con strascichi anche in consiglio comunale


storia relativamente recente immagino , ma io ad esempio questa non la sapevo .....
Suma dliscì scemi ma dliscì scemi che se fuma na gara d'scemi rivuma sgundi .
Avatar utente
biancalana
Super Utente
Super Utente
 
Messaggi: 1195
Iscritto il: giovedì 08 marzo 2007 10:16
Località: Rsciugni

Re: 2 3 Gennaio 1945

Messaggiodi draninin il domenica 24 gennaio 2010 19:13

Vediamo di mettere un pò d'ordine su quanto è stato finora scritto sui fatti del 2-3 gennaio 1945. Fissare in modo cronologico lo sviluppo degli eventi è molto semplice ed in seguito vedremo di farlo.
Tutto invece diventa complicato dal momento in cui avvennero gli spari sui soldati tedeschi. A questo punto sarebbe d'obbligo, per una corretta valutazione delle circostanze, stabilire se il gesto di chi è consapevole di mettere a rischio certo, automatico ed immediato la vita di molte persone, non della propria, sia inammissibile, deprecabile e indegno di qualsiasi giustificazione. O no.
Qui si ferma, qui deve fermarsi ogni tipo di polemica.
Si tratta di renderci conto che per realizzare niente di niente si sono fatte morire persone inermi ed incolpevoli.
E poi, cerchiamo di tenere circoscritti gli avvenimenti, se è di questi che si vuole parlare, altrimenti ci toccherà di parlare delle guerre puniche o della caduta di Priamo. Io credo che quel tizio che ha sparato avrebbe fatto meglio a cercarsi un badile e correre a dare una mano giù in piazza.
Altrimenti ha ragione Biancalana: E suma tantu scemi, ma tantu scemi, ecc. ecc. (dliscì, per esempio, al Superiore non si usa).
Alla prossima puntata vedremo di affrontare lo svolgersi degli avvenimenti.
Est modus in rebus
Avatar utente
draninin
Nuovo utente
Nuovo utente
 
Messaggi: 8
Iscritto il: domenica 24 gennaio 2010 18:27
Località: Bassa Val Berlino

Re: 2 3 Gennaio 1945

Messaggiodi biancalana il lunedì 08 febbraio 2010 12:05

Ciao drainin
sono contento dell'arrivo di nuovi particolari e altre versioni dei fatti e attendo dal 24 gennaio il prossimo intervento che intuisco essere portare di "verità" diverse da quelle ufficiali.
Moto bene , è questo che volevo : diverse prospettive migliorano la visione generale.
E l’'intenzione qui è proprio quella di narrare in modo semplice lo sviluppo dei fatti, con un taglio storico e lasciando da parte giudizi anacronistici che veramente possono portarci agli eventi cartaginesi.

Visto però che il seguito tarda lasciami dire che non sono d’accordo sull’affermazione “lasciare circoscritti gli avvenimenti” . Se lo facciamo , considerando solo il bombardamento Inglese potremmo dire : “avrebbero fatto bene a non bombardare” Se consideriamo solo i soldati che sparano a casaccio sui civili potremmo dire “avrebbero dovuto cercare il colpevole e non sparare sul mucchio” e così via , giusto ?
Quindi non è possibile chiudere l'episodio in se stesso senza inserirlo nel contesto storico che invece qui risulta fondamentale.
Affermo invece che quello che credo io è che se l’ex giornalista di Predappio , che sicuramente era più maturo, colto e forse anche intelligente del giovane sparatore, avesse dedicato le sue doti di capopopolo a unire, rafforzare, ed arricchire la giovane nazione che aveva in pugno invece di promulgare leggi razziali e farneticanti dichiarazioni di guerra inseguendo il pazzoide tedesco, lo sparatore non avrebbe avuto ragione di essere lì e sarebbero stati risparmiati anche gli inermi rimasti vittime delle bombe inglesi, insieme a milioni di altri Italiani .
Questo senza andare alle guerre puniche e fuor da ogni polemica vetero-politica nella quale sottolineo non ho assoluta intenzione di addentrarmi ulteriormente
Aspetto quindi la prossima puntata …

P.S : Ho modificato la firma per par condicio ... :wink:
Suma dliscì scemi ma dliscì scemi che se fuma na gara d'scemi rivuma sgundi .
Avatar utente
biancalana
Super Utente
Super Utente
 
Messaggi: 1195
Iscritto il: giovedì 08 marzo 2007 10:16
Località: Rsciugni

Re: 2 3 Gennaio 1945

Messaggiodi draninin il mercoledì 17 febbraio 2010 14:10

Tenere circoscritti gli avvenimenti di cui si parla è un metodo che quanto meno garantisce lo sviluppo chiaro e inequivocabile di ciò che si vuol trattare. Non è per sottrarsi a considerare altri fattori. E’ proprio il cercare la causa di ogni effetto che tradisce lo scopo, se quello era lo scopo. Ossia, appunto, vedere ciò che volevamo conoscere ed accertare.
Il metodo di valutare in tutta la sua complessità il motivo scatenante di un avvenimento consente di stabilire ben poco di quanto ci si era prefissi, metodo appunto che ti riconduce addirittura alle guerre del Peloponneso.
Il “maestro di Predappio” (se è per dileggiare), qualifica ancor meno eclatante di “giornalista” o “direttore” di un giornale da lui fondato, fu un politico ed uno statista il cui valore o meno lo potresti conoscere meglio e più dettagliatamente dalla lettura dello studio storico-scientifico che ne fa il De Felice, uno dei più importanti storici moderni nel senso più tecnico e completo del termine. Docente alla Facoltà di Storia Moderna a Roma è morto pochi anni or sono.
Dovresti però comprarti, come noi, l’intera opera per la quale impegnò gli ultimi vent’anni della sua vita: è composta di otto robusti volumi, abbastanza impegnativi per i moltissimi riferimenti ai quali obbliga la sua ricerca.
Nella Biblioteca Comunale ho trovato solo il primo volume. Poi, siccome, molto probabilmente, si capì che il tutto portava poca acqua ad un certo mulino, gli acquisti vennero sospesi.
Mi dilungo un po’, come vedi, anche perché ho la vaga sensazione che quel discorso, troppo incentrato sul tema che ci si era posti, non è che lo si consideri così importante. Per quanto riguarda il De Felice, non si tratta di un “pamphlet” sul Duce, bensì di una faticosa e minuziosa ricerca storica sul personaggio, ma soprattutto sul movimento e sul periodo storico in cui venne a collocarsi.
Stavo per….”andare in macchina” con un po’ di materiale che avevo preparato, quando lessi la tua risposta alla quale cerco ora di dare subito riscontro.
Ma prima di concludere avrei ancora una osservazione.
In uno sconquasso di cose e di idee quale poteva essere il momento in cui i tedeschi udirono i colpi di fucile a loro diretti, verificare le carte di identità dei presenti, anziché sparare su quanti si trovavano nelle vicinanze, mi pare tanto lontano dalla realtà da non poterlo immaginare. Sostenere invece che una persona, pur alterata nell’animo, potesse avere un attimo di riflessione su quello che poteva succedere compiendo quel gesto, mi sembra cosa più plausibile.
Un minimo di buon senso che sarebbe poi lo stesso che, in proporzione, si vorrebbe chiedere ad altri.
Pochi giorni prima, in località Lagoscuro, era accaduto il fallito agguato di un gruppo di partigiani conclusosi tragicamente, senza che la popolazione fosse stata ritenuta responsabile, avendolo considerato un atto di guerra.
In piazza però le cose si erano messe in modo tale che sfido chiunque fosse responsabile dei suoi sottoposti e della scelta fatta di quell’aiuto prestato, a pensare di agire diversamente.
In sostanza: lasciamo da parte tutte le supposizioni perché con i se e con i ma non si giudica la storia.
Concludendo: cosa, quanto e come accadde quel giorno sembra interessi poco o punto. Tanto valeva dirlo subito. Nonostante ciò, dopo un attimo di pausa e di riflessione, ci rifaremo sotto con quanto, come detto, avevamo già preparato.
Un saluto da Draninin (e non Drainin).
Est modus in rebus
Avatar utente
draninin
Nuovo utente
Nuovo utente
 
Messaggi: 8
Iscritto il: domenica 24 gennaio 2010 18:27
Località: Bassa Val Berlino

Re: 2 3 Gennaio 1945

Messaggiodi valvonauta il giovedì 18 febbraio 2010 23:25

Non capisco dove voglia andara a parare il Draninin. Che voglia rivalutare la figura di Mussolini? :shock: A Rossiglione poi!?!?! :shock: :shock:
Mission impossible, aspetto con ansia la prossima puntata!Immagine
"Chi disse "preferisco avere fortuna che talento" percepì l'essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita, terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte, in una partita, la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre, o tornare indietro. Con un po' di fortuna va oltre, e allora si vince. Oppure no, e allora si perde" [Match Point]
Avatar utente
valvonauta
Mega Utente
Mega Utente
 
Messaggi: 8241
Iscritto il: martedì 06 marzo 2007 13:25
Località: Boulevard Saint Michel

Re: 2 3 Gennaio 1945

Messaggiodi merlinO il venerdì 19 febbraio 2010 08:30

biancalana ha scritto:2 Gennaio 1945 : sei aerei inglesi arrivano sopra il paese sbucando da dietro le Colle e si calano con l'obbiettivo di bombardare la stazione ferroviaria . Il bombardamento è molto poco preciso e alcune bombe cadono proprio in mezzo alla piazza colpendo alcune abitazioni , tra le attuali fioreria Travo e ristorante Cacciatori : altre cadono invece dove attualmente si trova il panifico Leoncini.


Se volete smontare e rimontare questa storia, io ragionerei anche su questo "errore".
L'ultima come fosse la prima, ciascuna come fosse l'ultima
Avatar utente
merlinO
Mega Utente
Mega Utente
 
Messaggi: 8191
Iscritto il: sabato 14 aprile 2007 08:26
Località: Campoliverpool

Re: 2 3 Gennaio 1945

Messaggiodi caspiterina il venerdì 19 febbraio 2010 11:09

sinceramente non capisco questo voler sminuire a tutti i costi un evento che per rossiglione è stato un trauma di proporzioni gigantesche
forse non arriveremo mai a sapere come sono andate esattamente le cose ma un dato è certo ci sono state vittime
i partigiani del Lagoscuro e poi a seguire le vittime civili in paese. il borgo non è più lo stesso. una ferita che non si rimarginerà.una tragedia nella tragedia per chi in quei terribili anni di guerra , in silenzio e con enormi sacrifici tentava comunque di lavorare , crescere i figli, dare loro da mangiare quando tutto mancava. nei racconti di mia nonna, di mio padre e mia zia allora bambini ho sempre letto fatica e dolore, dolore che si leggeva ancora in fondo ai loro occhi. il freddo la fame la paura l'ululato delle sirene che annunciavano i bombardamenti.
fosse solo per questo io ritengo valga la pena di continuare a ricordare e celebrare questa data perchè la nostra generazione, i nostri figli e nipoti non debbano conoscere quegli orrori ma soprattutto perchè non dimentichiamo mai che ogni giorno ogni ora ogni minuto nel mondo esplode una bomba , un innocente muore e la guerra non finisce mai
caspiterina
Utente registrato
Utente registrato
 
Messaggi: 173
Iscritto il: martedì 08 settembre 2009 14:44

Re: 2 3 Gennaio 1945

Messaggiodi biancalana il venerdì 19 febbraio 2010 12:04

merlinO ha scritto:
biancalana ha scritto:2 Gennaio 1945 : sei aerei inglesi arrivano sopra il paese sbucando da dietro le Colle e si calano con l'obbiettivo di bombardare la stazione ferroviaria . Il bombardamento è molto poco preciso e alcune bombe cadono proprio in mezzo alla piazza colpendo alcune abitazioni , tra le attuali fioreria Travo e ristorante Cacciatori : altre cadono invece dove attualmente si trova il panifico Leoncini.


Se volete smontare e rimontare questa storia, io ragionerei anche su questo "errore".


Purtroppo anche nell'epoca di radar, computer e guide satellitari sotto le "bombe intelligenti" muoiono centinaia di civili , donne e bambini tutti i giorni, ora , in questo momento in molte zone del mondo ; figurati nel '45 quando 'sti qua si calavano in mezzo alla valle con la paura di essere abbattuti : se ne stavano belli alti, mollavano giù e poi, via a portare a casa la pelle ancora una volta ...
E' per quello che sono estremamente anti-belligerante e mi ha fatto imbufalire la "guerra preventiva" : alla fine sotto le bombe ci rimangono preventivamente i poveri cristi ...
Suma dliscì scemi ma dliscì scemi che se fuma na gara d'scemi rivuma sgundi .
Avatar utente
biancalana
Super Utente
Super Utente
 
Messaggi: 1195
Iscritto il: giovedì 08 marzo 2007 10:16
Località: Rsciugni

Re: 2 3 Gennaio 1945

Messaggiodi merlinO il venerdì 19 febbraio 2010 17:12

biancalana ha scritto:
merlinO ha scritto:
biancalana ha scritto:2 Gennaio 1945 : sei aerei inglesi arrivano sopra il paese sbucando da dietro le Colle e si calano con l'obbiettivo di bombardare la stazione ferroviaria . Il bombardamento è molto poco preciso e alcune bombe cadono proprio in mezzo alla piazza colpendo alcune abitazioni , tra le attuali fioreria Travo e ristorante Cacciatori : altre cadono invece dove attualmente si trova il panifico Leoncini.


Se volete smontare e rimontare questa storia, io ragionerei anche su questo "errore".


Purtroppo anche nell'epoca di radar, computer e guide satellitari sotto le "bombe intelligenti" muoiono centinaia di civili , donne e bambini tutti i giorni, ora , in questo momento in molte zone del mondo ; figurati nel '45 quando 'sti qua si calavano in mezzo alla valle con la paura di essere abbattuti : se ne stavano belli alti, mollavano giù e poi, via a portare a casa la pelle ancora una volta ...
E' per quello che sono estremamente anti-belligerante e mi ha fatto imbufalire la "guerra preventiva" : alla fine sotto le bombe ci rimangono preventivamente i poveri cristi ...


La precisione era quella che consentiva di abbattere ponti, linee ferroviarie, camion, affondare navi ecc. Bombardare "travo e il panificio leoncini" significa sbagliare di centinaia di metri, con così poca precisione nessuna azione si sarebbe potuta completare con successo. Per non farsi abbattere ci sono gli schemi di attacco su direttrici diverse, si bombardano prima le postazioni antiaeree, non si bombarda un centro abitato da alta quota a meno di non voler colpire tutto l'abitato stesso.
Poi strategicamente bombardare una stazione non ha nessun senso come non ha senso bombardare i binari nell'unico tratto che sono multipli. Se volevano interrompere la linea avevano decine di posti lungo la linea dove avrebbero corso anche molti meno rischi.

Purtroppo proprio dalla II Guerra Mondiale la guerra ai civili ha cominciato a diventare un bersaglio. I civili forniscono il sostegno economico e politico ai paesi Colpire e terrorizzare la popolazione significa indebolire la stuttura del paese e prima o poi farlo crollare.
Anche oggi quando viene bombardata un'ambasciata, un'ospedale, una scuola non è mai un caso e normalmente hai più probabilità di rimanere ucciso se guidi un'ambulanza che se guidi un carro armato (cerca "cecchini ospedale" su google).
L'ultima come fosse la prima, ciascuna come fosse l'ultima
Avatar utente
merlinO
Mega Utente
Mega Utente
 
Messaggi: 8191
Iscritto il: sabato 14 aprile 2007 08:26
Località: Campoliverpool

Re: 2 3 Gennaio 1945

Messaggiodi biancalana il venerdì 19 febbraio 2010 21:00

merlinO ha scritto:
biancalana ha scritto:
merlinO ha scritto:
biancalana ha scritto:2 Gennaio 1945 : sei aerei inglesi arrivano sopra il paese sbucando da dietro le Colle e si calano con l'obbiettivo di bombardare la stazione ferroviaria . Il bombardamento è molto poco preciso e alcune bombe cadono proprio in mezzo alla piazza colpendo alcune abitazioni , tra le attuali fioreria Travo e ristorante Cacciatori : altre cadono invece dove attualmente si trova il panifico Leoncini.


Se volete smontare e rimontare questa storia, io ragionerei anche su questo "errore".


Purtroppo anche nell'epoca di radar, computer e guide satellitari sotto le "bombe intelligenti" muoiono centinaia di civili , donne e bambini tutti i giorni, ora , in questo momento in molte zone del mondo ; figurati nel '45 quando 'sti qua si calavano in mezzo alla valle con la paura di essere abbattuti : se ne stavano belli alti, mollavano giù e poi, via a portare a casa la pelle ancora una volta ...
E' per quello che sono estremamente anti-belligerante e mi ha fatto imbufalire la "guerra preventiva" : alla fine sotto le bombe ci rimangono preventivamente i poveri cristi ...


La precisione era quella che consentiva di abbattere ponti, linee ferroviarie, camion, affondare navi ecc. Bombardare "travo e il panificio leoncini" significa sbagliare di centinaia di metri, con così poca precisione nessuna azione si sarebbe potuta completare con successo. Per non farsi abbattere ci sono gli schemi di attacco su direttrici diverse, si bombardano prima le postazioni antiaeree, non si bombarda un centro abitato da alta quota a meno di non voler colpire tutto l'abitato stesso.
Poi strategicamente bombardare una stazione non ha nessun senso come non ha senso bombardare i binari nell'unico tratto che sono multipli. Se volevano interrompere la linea avevano decine di posti lungo la linea dove avrebbero corso anche molti meno rischi.

Purtroppo proprio dalla II Guerra Mondiale la guerra ai civili ha cominciato a diventare un bersaglio. I civili forniscono il sostegno economico e politico ai paesi Colpire e terrorizzare la popolazione significa indebolire la stuttura del paese e prima o poi farlo crollare.
Anche oggi quando viene bombardata un'ambasciata, un'ospedale, una scuola non è mai un caso e normalmente hai più probabilità di rimanere ucciso se guidi un'ambulanza che se guidi un carro armato (cerca "cecchini ospedale" su google).


Beh, può essere verosimile che il bombardamento del centro abitato fu fatto deliberatamente, ma non ritengo per fiaccare l'economia ; più che altro allo scopo di demoralizzare la popolazione e fomentare la rivolta contro i tedeschi , in una zona dove si sapeva che la resistenza era attiva. Del resto bombardare i civili in quegli anni per gli inglesi non era certo un grosso problema , come indicano le stragi di civili disarmati in Irlanda e India. Il "terrorismo aereo" divenne sistematico nel periodo finale della guerra ed in questo senso la strategia raggiunse il culmine con il bombardamento di Dresda, che era una citta senza obiettivi militari e piena di sfollati nel quale morirono forse 100.000 civili.
Suma dliscì scemi ma dliscì scemi che se fuma na gara d'scemi rivuma sgundi .
Avatar utente
biancalana
Super Utente
Super Utente
 
Messaggi: 1195
Iscritto il: giovedì 08 marzo 2007 10:16
Località: Rsciugni

Re: 2 3 Gennaio 1945

Messaggiodi draninin il domenica 21 febbraio 2010 15:50

Riprendiamo il discorso a seguito della nostra premessa del 23/01/2010. Prima però un breve inciso. E a chi di competenza. Non ho accennato ad alcuna parata sul Duce: anche perché ne aveva fatte tante lui!
Visto, Biancalana, dove si finisce seguendo certe logiche anziché parlare di quanto successe in quei tragici giorni? Sempre che quello fosse l’interesse.
E ancora: a proposito di cenni bibliografici, seppure meno aulici: un nostro defunto compaesano, Pignone Franco, fece omaggio alla “parcondicionata” nostra biblioteca, di un suo libercolo intitolato “Fervaje”. E’ una raccolta di ricordi e di episodi della sua fanciullezza. Per alcune poesie usa il dialetto. Egli fu testimone oculare dei fatti. Non so se è stato esposto e ritenuto idoneo alla lettura comunitaria. Provate a chiedere. Leggerlo non fa male.
Detto questo, veniamo subito ad una constatazione. Il raid aereo alleato, per quanto fallimentare nonostante un discreto spazio di manovra e nessuna copertura antiaerea di ostacolo, fece registrare sei vittime. Più alto era stato invece il bilancio delle vittime del primo bombardamento al Superiore il 29 agosto 1944, tra le quali il parroco Don Ernesto Scovazzi.
Lo sconcerto di quanto si dovette constatare nella mattinata del 3 gennaio fu davvero tanto. Ed è abbastanza vergognoso fare, di fronte a tanto scempio, disquisizioni di qualsivoglia natura. Basterebbe un po’ di pietà per quelle vittime e un po’ di rispetto per le famiglie. La speculazione politica è sempre odiosa: in questo caso è indecente e fuori di ogni etica.
Soprusi e violenze tra nazioni e tra popoli hanno segnato da sempre le vicissitudini dell’umanità. Noi ora stiamo trattando di come venimmo a trovarci protagonisti, nel contesto di uno sconvolgimento globale, che mise in atto sopraffazioni e crudeltà indicibili. Tanto più se dobbiamo tener conto dei valori etici e morali che già si erano raggiunti. Tutto ciò è fuor di dubbio e di tutto questo non si può non tener conto.
Ma nel microcosmo delle nostre vicissitudini e limitatamente a questo, quanto da noi accadde fu parimenti triste, vergognoso ed evitabile.
Avevamo parlato anche di poter fissare l’evolversi cronologico degli avvenimenti. Ma prima di tracciare un nudo e crudo susseguirsi di date e di ore abbiamo pensato, forse abusando della pazienza di molti, di proporre un raccontino di quanto accadde proprio in quei giorni. Già da questo non è difficile desumere una buona sequenza cronologica degli eventi. Alla fine potremo fare osservazioni, rilievi e commenti. Diciamo subito che questo scritto era stato preparato all’epoca in cui il “Gazzettino di Rossiglione” riportava racconti di compaesani emigrati con i relativi risvolti nostalgici, racconti di traversie di nostri compaesani nei rispettivi campi di prigionia, ecc. ecc. Si era pensato ci potesse essere spazio per raccontare di una sequenza di contrattempi venutisi a creare nei sciagurati giorni del 2 e 3 gennaio ’45. Anche qui dettagli personali ma che si inserivano in uno scenario che riguardava tutta la comunità. Non fu pubblicato dai buoni partigiani “etimologici” come li chiama il Gamba, giacché le conclusioni che se ne traevano avrebbero, anche in questo caso, portato poca acqua a quel precedente mulino.
Proviamo a riproporlo attraverso questo nuovo strumento mediatico.
"QUANDO UN GESTO SCORTESE POTREBBE PROPIZIARE UNA TRAGEDIA........
2 Gennaio 1945: Mario e Giorgio stanno salendo un piccolo sentiero in località Cà da Basso per raggiungere la “Moglia”. Li aspetta per aiutarli nei compiti la maestra sig.ra Caraceni. Ospiti in un appartamento di Lena della “Moglia”, la sig.ra Caraceni e le due figlie Magda e Fiorella, di 15 e 12 anni, si trovavano sfollate a Rossiglione dopo che il padre, un ufficiale marconista di bordo, era deceduto nella lontana isola di Madagascar. Amici dei signori Mosca, solevano trascorrere le vacanze estive a Rossiglione. Ora, in quella condizione, rimanere a Genova, oltre che pericoloso, sarebbe stato anche economicamente difficile.
In un tratto scosceso, il sentiero si presenta smottato e scivoloso. Mario passa oltre, ma il fratello non si fida e vorrebbe essere aiutato. "Ecco il pauroso che piagnucola", dice l'altro, "forza, salta, di che cosa hai paura?". Giorgio si rifiuta, si indispettisce e decide di tornarsene a casa.
La nonna Ninin, nella sua cucina-retrobottega del negozio di alimentari del nonno Giuan, sta preparando il caffè (orzo tostato che mette nel macinino a mano aggiungendovi otto grani di vero caffè) per offrirlo allo zio Pin, il fratello, che a quell'ora passava spesso a farle visita. Quegli otto grani di caffè (cosa inimmaginabile) li prendeva da un sacchetto di 5 kg che…tolto dal mercato in tempo utile era bastato (dati i prelievi così razionati) per quasi tutto il periodo della guerra. Lo zio Pin, che ha con sé il nipote Candido, manifesta l'intenzione di fare un salto alla stazione ferroviaria per vedere il treno che un ricognitore alleato, in mattinata, aveva mitragliato ed immobilizzato sui binari. Giorgio, di ritorno a casa, posati i quaderni, si aggrega alla compagnia, di cui fa parte anche il "Danin", il meccanico ciclista, che si era accodato strada facendo. Giunti a metà del viale che porta alla stazione, alcuni caccia alleati, apparsi improvvisamente, stanno per dare inizio alle manovre di picchiata per bombardare la stazione ferroviaria al fine di ostacolare, probabilmente e con maggior efficacia, il transito di un treno armato tedesco da giorni al riparo sotto la galleria del Turchino.
I quattro, di corsa, intuito il pericolo, invertono marcia per tornarsene a casa, ma giunti all'altezza dell'Osteria "San Guido", non resta loro che rifugiarsi nella stradina che separava l'edificio dal campo da bocce, sopraelevato di un paio di metri rispetto alla strada provinciale.
Dappertutto cadono le bombe tranne che sull'obiettivo, è il caso di dire. La più centrata demolisce un angolo dell’edificio della stazione, altre cadono nello Stura; una colpisce in pieno la cabina elettrica della CIELI che si trovava dov'è ora il panificio Leoncini; una in piazza all'Inferiore causando sei vittime tra le quali il proprietario dell’edificio, il vecchio Vignun, ed un bimbo in tenera età che la mamma soffocò nell’istinto protettivo. Le più decentrate rispetto all'obiettivo sono sicuramente le due che finiscono esattamente sul campo da bocce del "Brignin".
Ivi la natura del terreno, fortunatamente, attenua la forza dirompente dell'esplosione, ma copre di terra e di pietre lo zio Pin che istintivamente avvolge sotto il suo ampio mantello i due terrorizzati nipotini; il "Danin", che sull'altro ciglio della strada non aveva ancora imboccato il vialetto, vola letteralmente nella scarpata sottostante la provinciale rischiando di finire nel canale che portava l’acqua alla turbina del cotonificio Formento.
Il bilancio, per grazia di Dio, non è così tremendo: il più malcapitato è Giorgio che con una gamba rotta è soccorso nel vicino ospedale. La gamba è provvisoriamente steccata dal dottor Gatto e Giorgio portato a casa da nostro padre che, trafelato, arrivò proprio in quel momento. A casa è un via vai di parenti ed amici che accorrono per rendersi conto dell'accaduto.
Lo zio Alfonso è tra questi. Prima di fare un salto all'Inferiore dallo zio Paolin (una bomba era esplosa a pochi metri dal suo negozio), sale un attimo dal nipote. Un atroce destino stava per portare a compimento il suo triste disegno. Il povero Alfonso, infatti, beneficiava di un periodo di licenza nella sua attività di Guardia Municipale a cavallo, a Roma. Un periodo di licenza che si era cercato di prolungare in qualche maniera per tenerlo lontano dalla situazione di precarietà contingente, con gli Alleati che, occupata la Capitale, muovevano verso nord.
In piazza all'Inferiore, panico ed impotenza, di fronte a tanta rovina, suggeriscono a chissà chi, forse allo stesso Commissario Ascenzi, di chiedere in aiuto l'invio di alcuni militari alla guarnigione tedesca di stanza a Campo Ligure. Gesto ed iniziativa che si riveleranno avventati, inutili, inopportuni e tragici nella già triste realtà del momento. Si temeva che sotto le macerie potessero trovarsi molte persone, così che un certo sig. Bertoglio, che fungeva da interprete, ingigantendo le proporzioni dell'accaduto, convinse il ten. Schmidt a prestare il soccorso richiesto.
I militari tedeschi si erano appena messi al lavoro quando, non si sa bene per opera di chi e da dove, vengono fatti segno da colpi di fucile. E' l'inizio della tragedia: disorientati, increduli ed infuriati, i militari, convinti trattarsi di una trappola – evidentemente per loro che erano stati chiamati a portare soccorso era difficile pensare in modo diverso – affrontano la situazione sparando all'impazzata su quanti vengono a trovarsi a portata di tiro.
Ha quindi inizio un rastrellamento casa per casa: sull'uscio dello zio Paolin il militare tedesco, che aveva bussato alla porta, si trova di fronte la gigantesca figura del povero Alfonso, un giovanottone alto quasi due metri, e fa fuoco con una raffica che raggiunge al ventre il povero zio, sorpreso ed ignaro di quanto stava accadendo.
A questo punto la breve riflessione che ha suggerito il titolo di questo racconto. Un amaro pensiero su quello che quel gesto scortese avrebbe potuto evitare: il ferimento di Giorgio e quel contrattempo per lo zio Alfonso, che volle accertarsi delle sue condizioni, prima di correre all’Inferiore, eventi che propiziarono l'appuntamento con il mitragliatore tedesco.
Evidentemente ogni individuo porta con sé la scheda perforata del suo destino, dove non è possibile interferire in nessun modo ed in nessun momento. Si cercò con ogni mezzo di sottrarlo al pericolo che a Roma poteva incontrare con il precipitare degli eventi, lo si portò invece all'incontro con la fine più assurda.
Qualche anno dopo, una notte sentii mio padre piangere sommessamente nel sonno. Corsi a vedere. “Oh, che brutto sogno stavo facendo!” mi disse. “Ero alla stazione che aspettavo arrivasse lo zio Alfonso da Roma; anziché lo zio, mi vennero incontro con una cassa da morto”. Nell’inconscio, lo tormentava ancora il senso di colpa per aver voluto lui quella soluzione che aveva causato tanta tragedia.
Fu presto buio quella sera. Lo zio Alfonso ferito a morte non poté essere avvicinato da alcuno. Nessuno poté prestargli soccorso. Solo Aldo Repetto, il futuro medico, che abitava nella casa attigua, gli fu vicino il tempo sufficiente per qualche dose di morfina. Alle 21 o poco prima cessava di vivere.
I militari tedeschi, riavutisi dallo sconcerto e per loro buona sorte indenni, tornarono all'acquartieramento di Campo Ligure. Dall'ufficio del suo comando frattanto il ten. Schmidt, comandante del presidio, concertò il suo inesorabile intervento punitivo nei confronti della borgata dell'Inferiore, rea secondo lui di aver tramato una vera e propria imboscata. Sarebbe occorsa molta più calma e forse anche molta buona volontà per allontanare dalla psicosi di un militare che doveva pur rendere conto del suo operato, l'idea che la popolazione era estranea al deplorevole gesto proditorio. La ferrea regola della rappresaglia, però, non lasciava alternative.
Iniziò pertanto un cannoneggiamento sulla borgata che si protrasse per circa un quarto d'ora, ma la gittata del piccolo cannone non spinse le bombe oltre la casa ed i campi del "Romanin". Si decide quindi di piazzare, all'altezza delle scuole elementari, un mortaio le cui bombe finiscono per buona sorte sui campi del "Ronchetto", alcune addirittura senza esplodere. Ma ecco che il tubo del mortaio esplode causando la morte dei due militari addetti all'arma. Sospeso il cannoneggiamento, Schmidt decide di incendiare le case iniziando dal fondo del paese dove era iniziata la sparatoria.
Tempestiva al di là di ogni ragione e sproporzionata parve subito la reazione tedesca; sproporzionata dal momento che nessuna vittima tra i militari aveva fatto registrare lo sconsiderato gesto. In seguito la cosa sfuggì alla razionalità più elementare e complicò le cose al punto dal farle precipitare nell'automatico ed inumano epilogo.
Non avevo che nove anni ed il ricordo di quelle ore, benché indelebile, è pur sempre frammentario. Rannicchiato vicino alla stufa, sentivo i lamenti di Giorgio nella cameretta poco discosta: la rottura della gamba non ancora ridotta, portava infezione e dolore. Un buio profondo avvolgeva l'intero paese, privo di energia elettrica. Le bombe del cannone tedesco fischiavano sopra le nostre teste, ma non ci rendevamo conto di cosa stesse succedendo. Gli zii facevano la spola per informare mio padre sulla sorte dello zio Alfonso, finche lo zio Tino non portò la triste conferma della morte.
Non ricordo altro di quella terribile notte. Di buon mattino il dott. Gatto tornò a rivedere Giorgio e ne ordinò l'immediato ricovero al Gaslini a qualunque costo, con qualsiasi mezzo. Il treno, era ovviamente l'unico mezzo. Mio padre, recuperato nel forno degli zii un cassonetto a sponde basse, di quelli che servivano per la lievitazione dei filoni per i biscotti, caricò Giorgio imbottito di coperte e si avviò verso la stazione. Fermato da un blocco tedesco che non volle sentir ragioni, dovette tornare sui suoi passi per studiare una soluzione alternativa.
Fu Nadin "del casello" che ebbe l'intuizione di suggerire la possibilità di fermare all'altezza del passaggio a livello custodito del Superiore, il treno degli operai dell'Ansaldo, che aveva trasferito in un'ala del Cotonificio Ligure il reparto "ottica e congegni di puntamento" dello stabilimento di Genova-Sestri. Corse lungo i binari verso la stazione per avvertire il macchinista. Giorgio poté così proseguire per l'ospedale Gaslini.
Un acre fumo saliva dall'Inferiore in fiamme. I tedeschi stavano portando a compimento la scontata ed automatica rappresaglia.
Poco dopo questo allucinante evolversi di avvenimenti, i resti carbonizzati dello zio Alfonso, ricomposti su di un telo, venivano trasportati nella camera ardente dell'ospedale: macabri e beffardi resti di quella gigantesca figura che cavalcava impettita per le vie di Roma avvolta nel suo ampio e bianco mantello. Quei poveri resti martoriati giacevano ora tristemente avvolti in un bianco sudario di morte.
Difficile dimenticare quei terribili e sventurati giorni e quelle povere vittime innocenti. Doveroso un cristiano perdono per tutti quelli che in un modo o nell'altro ne furono responsabili. Vili e blasfeme le speculazioni di parte. Doveroso il perdono, come la razionale consapevolezza di collocare ogni responsabilità nei suoi giusti confini. Consci peraltro che nella furia e nella barbarie omicida di un conflitto armato non sarà mai possibile che qualcuno sappia o riesca a discernere tra giusto e sbagliato, tra umano e bestiale."
Est modus in rebus
Avatar utente
draninin
Nuovo utente
Nuovo utente
 
Messaggi: 8
Iscritto il: domenica 24 gennaio 2010 18:27
Località: Bassa Val Berlino

Re: 2 3 Gennaio 1945

Messaggiodi biancalana il domenica 21 febbraio 2010 21:09

Al momento non trovo altre parole, ma sono felice, forse il termine giusto è "commosso" , che la mia iniziativa abbia portato alla luce questa testimonianza .
Oltremodo felice poi che essa abbia offerto l'occasione , grazie al nuovo strumento mediatico, di dare finalmente spazio e platea potenzialmente illimitata ad una voce da tanto tempo desiderosa di esprimersi compiutamente su fatti così personalmente dolorosi.
Suma dliscì scemi ma dliscì scemi che se fuma na gara d'scemi rivuma sgundi .
Avatar utente
biancalana
Super Utente
Super Utente
 
Messaggi: 1195
Iscritto il: giovedì 08 marzo 2007 10:16
Località: Rsciugni

PrecedenteProssimo

Torna a Rossiglione

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite

cron